Accademia del Lavoro x Gen STEM. Intervista alla founder Alessandra Cravetto

gender gap STEM donne lavoro

In queste ultime settimane, Accademia del Lavoro ha unito le forze con Generazione Stem per una causa comune: combattere il divario di genere, quel fenomeno per cui alcuni ambiti e lavori sono circoscritti agli uomini e preclusi alle donne. Abbiamo intervistato la founder di GenS, Alessandra Cravetto, per farci raccontare dove nasce il problema e cosa possiamo fare per contrastarlo.

Quello del gender gap è infatti un problema trasversale, che va oltre la formazione e riguarda diversi settori, compreso quello dell’aviazione. Una sottorappresentazione così evidente che a gennaio partirà uno studio dell’ICAO per indagare la condizione delle donne lavoratrici in oltre 70 categorie aeronautiche, dai ruoli più tecnici a quelli di leadership. L’obiettivo è quello di costruire un futuro, già avviato da iniziative come quelle dell’ENAV, in cui la forza lavoro del settore sia equilibrata e ugualmente valorizzata.

Buongiorno Alessandra. Comincerei col chiederti di raccontarmi della nascita della community di Generazione STEM. So che prima di approdare al marketing con La Piazza Group, agenzia da te co-fondata, il tuo percorso professionale muove dal giornalismo. Quando e come è nata l’idea di fondare una community come questa?

Si, io sono giornalista e da sempre mi occupo di storie di donne. Ho sempre avuto il pallino dell’empowerment femminile e intervistando donne per varie testate, mi sono resa conto che uno degli strumenti che rende le donne realmente competitive è la competenza. Oggi si parla tanto di parità di genere e da queste riflessioni è nata Generazione STEM nel 2023, da un’idea mia e di Chiara Pacchioli, la community manager. Il tutto con l’obiettivo di convincere le ragazze a considerare una carriera STEM.

Questo perché i numeri dicono che le ragazze che scelgono questo tipo di percorsi sono ancora troppo poche, a causa dei cosiddetti pregiudizi di genere. Noi vogliamo normalizzare la scienza, cioè renderla alla portata di tutti. Se una donna è pronta e ha le competenze adeguate, non dovrebbe combattere contro altri tipi di logiche per essere alla pari di un uomo. 

Quali sono state le prime iniziative concrete che avete messo in piedi?

Siamo partite dai principali social (Instagram, YouTube, TikTok) e dal fare tanto scouting di divulgatrici scientifiche che potessero diventare nostre ambassador. Avevamo bisogno di ragazze cultrici della materia che potessero diventare voci autorevoli del progetto. Abbiamo iniziato con due ambassador, oggi sono una rete di centodieci ragazze.

Tutte persone che già lavorano in questi ambiti o che stanno completando la loro formazione e che si comportano come una vera redazione, cioè sono loro che propongono i contenuti e che li sviluppano. Si è creato un circolo virtuoso per cui sono le stesse ragazze che ci seguono a proporsi come nuove content creator e tutte conoscono bene la problematica e la vivono. Quindi la community si nutre di ciò di cui ha bisogno. 

I social insomma sono stati lo strumento nevralgico di tutta la mission che avevate all’inizio.

Assolutamente si, perché la nostra idea era parlare a ragazze in età scolare, diciamo tra i 13 e i 24 anni, cioè quella fase della vita in cui inizi a pensare o decidi cosa fare da grande. Sappiamo bene che questo tipo di target trascorre molte ore al giorno davanti ai social. Sono canali che possono essere usati anche per fini nobili, senza demonizzarli inutilmente. 

Guardando al vostro piano editoriale, vi concentrate maggiormente su un social in particolare – penso ad esempio a TikTok, che oggi è il più usato dai giovanissimi – oppure comunicate in maniera trasversale ed equilibrata su tutti i social?

Abbiamo iniziato con Instagram. Sembra incredibile, ma soli tre anni fa questo social era ancora quello che spingeva di più questo tipo di divulgazione, TikTok era per lo più solo entertainment. I social però cambiano tantissimo e molto velocemente. Oggi TikTok è anche infotainment, per cui oggi usiamo anche quello.

Ovviamente ci sono due tone of voice molto diversi. TikTok ti consente di essere più “sporco”, più homemade, giocoso e giovanilistico se vuoi. Instagram, a seconda di quello che è il brand, sta diventando sempre più il luogo di contenuti potremmo dire più istituzionali e corporate. Si è arrivati ad una specie di equilibrio tra i due, che ti consente di avere una comunicazione diversificata. Noi facciamo spesso posting speculari, ma il bello di queste due realtà è proprio il poter avere due strategie diverse. 

Virginia Benzi e Sara Figura per Generazione Stem

Come stanno andando le cose oggi, rispetto a quando avete iniziato? Avete notato una leggera inversione di tendenza nel corso degli anni?

I numeri sono più positivi oggi. Però il miglioramento è ancora troppo lento. La necessità invece è enorme. Secondo un report dell’Osservatorio per le Competenze Digitali del 2024 la metà delle aziende italiane fatica a trovare profili STEM e Confidustria ci dice che nei prossimi anni il fabbisogno di queste figure salirà a due milioni. In altre parole, che si tratti di uomini o donne, questa offerta enorme non riesce ad essere soddisfatta dal numero di laureati. È un problema no-gender, un problema nel problema che riguarda l’intero sistema Paese. 

Lavorando a contatto con il tema, ti sarai fatta un’idea del perché restiamo indietro. È una questione di scarso appeal, di cattiva comunicazione di questi percorsi nei confronti dei giovani?

Generazione Stem vive sui social, ma vive anche molto offline. Quindi lavoriamo anche sull’orientamento nelle scuole. Quello di cui ti rendi conto parlando coi ragazzi è che ne sanno poco. L’offerta universitaria si è moltiplicata e le aziende ricercano figure con competenze specifiche anche molto diverse dal loro ambito. Un laureato in statistica oggi può finire a lavorare anche nel settore food o nel make-up. Gli studenti non lo sanno. Non c’è contezza di quanti e quali sono i percorsi che possono renderti un profilo appealing nel mondo del lavoro, quale che sia il mondo del lavoro. 

L’altro problema è che i percorsi di laurea STEM vengono ancora considerati difficilissimi. Quindi in tanti non ci provano neanche perché pensano di non farcela. Non sono corsi semplici, indubbiamente. È anche vero però che impegnandosi, tentando, ci si può riuscire come fanno tanti altri. E alla fine si avranno non una, ma venti aziende che verranno a cercarti. 

Quindi il lavoro diretto nelle scuole si conferma importantissimo. Come funziona e com’è l’ecosistema delle vostre collaborazioni? 

Attiviamo i format d’orientamento direttamente su chiamata delle scuole interessate. Questa è la parte più bella del nostro lavoro, quella che ci dà più soddisfazione: ci sono studentesse che ci contattano per chiederci di andare nella loro scuola a spiegare cosa si può fare con questo tipo di discipline.

Dall’altro lato collaboriamo con le aziende che hanno bisogno di fare talent attraction nei confronti delle donne. Noi mettiamo a disposizione le nostre strategie di comunicazione (parliamo di social branded content) per raccontare l’azienda e le policy che vengono messe in atto per attrarre determinati profili. Poi conduciamo delle interviste a role model interne all’azienda, così da ispirare chi è all’esterno.

Un problema alla base del gap odierno nelle STEM infatti è la scarsa rappresentazione femminile. Agli inizi degli anni ‘90 in America condussero un test molto significativo, chiedendo a migliaia di studenti di disegnare uno scienziato. Tenendo conto che la parola inglese “scientist” non ha genere, il 99.9% disegnò comunque Einstein. Quindi noi esaltiamo anche uno storytelling che abbia sempre l’obiettivo di promuovere l’azienda, ma mettendo in risalto i giusti aspetti. Se c’è una donna in un ruolo apicale di un’azienda di cybersecurity, quella donna diventa role model ed ispira le altre. 

E tra l’altro adesso c’è l’IA che non fa altro che rafforzare gli stereotipi umani, perché apprende da quelli. Quindi la sottorappresentazione continua ad essere riproposta in un circolo vizioso. 

Esatto. A proposito di IA, posso dirti che stiamo lavorando insime a Colory* ad una piattaforma per il recruiting che sia no-bias. Funzionerà in modo che il candidato venga scelto solo sulla base delle sue competenze, senza riguardo a genere o altro dato superfluo. Ne prevediamo il lancio nel 2026. 

Ci sono altri progetti all’orizzonte? Che piani avete per il futuro?

Vogliamo potenziare tutta la parte di creazione di contenuti e diventare un riferimento per i giovani appassionati di scienza a 360°. Quindi cercheremo di essere sempre più produttive. Poi c’è un’altra novità che riguarda un’iniziativa di infotainment, lo spettacolo La Scienza che a scuola non ci hanno raccontato, che vedrà tre ragazze della nostra community impegnate a raccontare tre esponenti donna dei loro rispettivi ambiti. Cercheremo di portarlo più in giro possibile. 

Ultima domanda, Alessandra. Se io fossi una ragazza indecisa, in difficoltà, che vi contatta in cerca di guida e consiglio, cosa mi direste? 

Offriamo ascolto attivo in dei programmi di mentoring che sono gratis per tutte le ragazze, condotti da delle mentee che sono appena più grandi delle studentesse, quindi vicine alle loro difficoltà.

Poi direi di provarci. Provarci sempre. Capire intanto cosa piace e cosa no, quantomeno per cercare di indirizzarsi su percorsi che siano il più vicino possibile alle proprie propensioni. Poi di tenere presente che non c’è alcun tipo di predisposizione biologica nei confronti di determinate materie, ormai è scientificamente dimostrato. Vero che il cervello dell’uomo e quello della donna sono diversi, con capacità diverse, in alcuni casi quello della donna è anche più veloce. Nessuno però nasce più portato di altri per la matematica o il latino, solo sulla base del genere. È tutto dovuto alle influenze, agli stimoli, alla cultura e alle dinamiche dell’ecosistema in cui il soggetto nasce e cresce. 





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