Si dice che il calabrone non possa volare, ma lui non lo sa e lo fa. È un falso mito persistente il volo impossibile del calabrone, che poi era un bombo. Da sempre in realtà lui vola benissimo e non perché non sappia, ma semplicemente perché può. Le sue piccole ali sono un prodigio aerodinamico, con delle increspature sulla superficie e capaci di muoversi rapidamente a otto nell’aria, generando la portanza sufficiente a consentirgli di fare quello che le voci dicono gli sia precluso per il troppo peso. È il genere di curiosità che la giovanissima ingegnera aerospaziale e content creator Ilaria Sanna illustra sui suoi profili.
Ilaria è la protagonista di una collaborazione recente di Accademia del Lavoro, quella con Generazione Stem, la community per la lotta al divario di genere nelle discipline economiche, matematiche e scientifiche. Un problema culturale che interessa anche il mondo aeroportuale, nonostante gli scali nazionali e le classi dei nostri corsi professionalizzanti siano pieni di donne. Pensate ai nomi dei nostri aeroporti, quelli che vi vengono in mente. Quanti sono dedicati ad una donna? Nessuno. Che si tratti di ispirazioni derivanti dalla politica o dall’arte, si è sempre scelto un modello maschile. Con buona pace dell’aviatrice novecentesca Rosina Ferrario, a cui fu vietato persino di aiutare la Croce Rossa nel primo conflitto mondiale solo perché donna.
Ilaria sa di poter volare, ma fa di meglio. Studia il volo, invia razzi in orbita, aiuta studenti e soprattutto studentesse a non farsi bloccare dalle loro paure e dal timore di intraprendere strade che sembrano troppo grandi per loro. Prendendosi una pausa dai suoi studi magistrali in ingegneria aeronautica e dalle sue attività di divulgazione, Ilaria ha incontrato i nostri studenti al Linate Center e in quell’occasione l’abbiamo raggiunta per chiederle del suo percorso.
Buongiorno e benvenuta in pista Ilaria. Oggi sei qui nonostante mille impegni. Ti lasci alle spalle una triennale in ingegneria aerospaziale, ora gli studi magistrali in aeronautica, per tante studentesse sei la sorella maggiore dei social nelle vesti di ila.instem. E hai solo 20 anni. Da dove nasce la passione per questi settori?
La devo ad un mio professore di fisica del liceo. È arrivato al terzo anno, il penultimo per me perché ho frequentato il quadriennale linguistico. Era bravissimo, mi ha fatto appassionare al funzionamento delle cose. La fisica teorica però mi sembrava troppo astratta, io ero interessata alle applicazioni concrete. Così, arrivato il momento di scegliere il percorso universitario, mi sono orientata su ingegneria.
Non sono mai stata una fanatica dell’argomento. Conosco persone che sanno tutto di tutti gli aerei esistenti. Io ero semplicemente curiosa di tutto, mi appassionavano le missioni spaziali, guardavo i lanci della Nasa e di SpaceX. E poi il mondo dell’aviazione in generale, il funzionamento degli aerei.
E il linguistico non ti ha fatto poi male, visti i risultati. Conoscere l’inglese, lo spagnolo e il cinese ti servirà di certo nella vita. E da essere spettatrice di lanci, oggi a tuo modo ne progetti.
Parli dell’EuRoC? Si, faccio parte di questa associazione studentesca del Politecnico di Milano che si chiama Skyward Experimental Rocketry. Come si può intuire dal nome, costruiamo ogni anno dei razzi sonda sperimentali. Uno lo lanciamo a Roccaraso come prova generale, il gemello lo lanciamo in questa competizione europea, la European Rocketry Challenge, a cui partecipano molte università del continente.
Come funziona la competizione?
Ci sono due categorie principali in base all’apogeo, cioè l’altezza che si deve raggiungere. Noi abbiamo sempre partecipato alla categoria 3000m, dove l’obiettivo non è superare quella quota, bensì arrivarci il più vicino possibile. Poi ci sono altre sottocategorie, in base al motore.
Nei tuoi video dici che uno degli equivoci più comuni che circondano il tuo percorso è pensare che possa mandarti sulla Luna. Invece tu scegli di restare sulla Terra, per lo meno nei suoi cieli. Ora stai frequentando la magistrale aeronautica. Come mai questa scelta?
In origine avevo scelto di conseguire la triennale aerospaziale e poi specializzarmi in aerospazio. Durante il percorso triennale però abbiamo trattato in modo più specifico la parte aeronautica. In particolare negli esami Elementi di Ingegneria aerospaziale I e II, si parla molto di nozioni come la meccanica del volo. Quindi mi sono appassionata molto più a quello.
Un percorso comunque molto impegnativo, a cui associ molte attività extracurriculari. Fai qualche tipo di sport?
Cambio praticamente ogni anno. Attualmente faccio calisthenics e pilates, due corsi che si svolgono al Poli due volte a settimana.
Come fai a fare tutto? C’è una formula, un equilibrio che puoi suggerire agli altri?
Se fosse inventata questa formula sarebbe la svolta. Io dico sempre che non lo so, però il segreto è tutto nell’organizzazione. Ho un calendario in cui segno tutto, appena prendo un impegno di qualsiasi genere, che sia anche semplicemente rispondere ai messaggi su Instagram. Poi cerco comunque sempre di avere una routine: so quando c’è sport, so quando c’è lezione, solo gli eventi restano fuori. Poi ci sono anche cose che non programmo, come la creazione di contenuti per i social. Quelli cerco di farli quando ho del tempo libero.
E sui social sei molto attiva. Quale consiglio daresti ad altri studenti, presenti o futuri? Essere organizzati mi pare sia il primo. C’è altro?
La cosa più importante è essere consapevoli del proprio percorso con le proprie capacità e di non paragonarsi ai percorsi altrui. Vengo da un percorso abbastanza diverso da quello tipico dello studente di ingegneria, che arriva magari dallo scientifico. Poi ognuno ha i propri tempi e i propri punti di forza e debolezza. Le debolezze sono poi elementi su cui lavorare per migliorare, non c’è da vergognarsi.
Ogni sforzo viene ripagato sempre, anche se spesso questo non avviene a breve termine. A me è capitato molte volte di studiare tantissimo per esami che non passavo, né al primo né al secondo appello. Ero convinta che lo studio fosse inutile, che non sarei mai riuscita. Ovviamente questo non è vero e perseverando sono sempre arrivata al risultato. Ci deve essere passione, questo si. Perché se una cosa ti spegne e ti logora soltanto, non ha senso.
Qual è l’esame su cui hai faticato di più?
Tanti. Più di recente meccanica strutturale, perché è uno di quelli in cui se non facevi tutto davvero alla perfezione venivi automaticamente bocciato. Sono umana, commettevo errori di distrazione e quindi ho fallito tre volte. Poi cercando di essere sempre più precisa e concentrata, ce l’ho fatta.
Può scoraggiare, ma questi sono i professori che aiutano gli ingegneri ad acquisire il giusto metodo di lavoro. Ti aiutano a trovare la determinazione e a metterci l’anima in quello che fai. Poi dipende molto da caso a caso. Meccanica strutturale è un esame particolare, se sbagli qualcosa cade l’aereo, per dire. Quando esci da ingegneria, sai ragionare e risolvere problemi anche della vita.
A proposito di questo discorso, molto importante è stata l’integrazione nei circuiti universitari di sostegni psicologici, che possano aiutare gli studenti confusi, demotivati, frustrati a ritrovare un equilibrio e la rotta quando la perdono.Che consiglio daresti a qualche lettore che dovesse sentirsi troppo piccolo rispetto alle sfide che sta affrontando?
Può capitare a tutti. Consiglierei di prendersi una pausa. Io stessa l’ho fatto perché ci sono stati momenti in cui mi sentivo bloccata. Non riuscivo a fare nulla e sentivo che tutto era troppo grande per me. Io poi sono due anni che ho iniziato un percorso terapeutico, che mi ha insegnato a ritagliarmi degli spazi necessari per riflettere e mettere in ordine tutte le emozioni che possono aggrovigliarsi in determinati periodi.
Sono pause che vanno al di là dello studio e che prevedono anche il mettere via il telefono e allontanarsi dai social. Quel mondo è fatto di esempi positivi, come spero di essere io, ma anche di modelli sbagliati. E concentrarsi troppo sulla vita degli altri ci impedisce di vivere al meglio la nostra.
Al contrario delle narrazioni comuni in questi casi, una cosa che traspare dai tuoi social è proprio il tuo essere fallibile. Nonostante i tuoi successi e i tuoi mille impegni, non si pensa di avere a che fare con un enfant prodige, ma con una ragazza normalissima che ha saputo farsi strada.
Assolutamente. Sono tutto meno che un genio. Ho conosciuto persone che sono molto più predisposte di me ad affrontare il percorso che ho scelto, molto più brave in matematica e fisica. Nonostante io abbia già una laurea triennale, ora che sono in magistrale ci sono ancora cose che non capisco. L’attività social poi per me è un piacere. Condivido quello che sento, senza pretesa di insegnare nulla.
Veniamo a quello che ti ha portato da noi, il mondo dell’aviazione. Team Airbus o team Boeing?
Airbus.
Il tuo viaggio preferito in aereo?
A me piacciono i viaggi intercontinentali. Recentemente ne ho fatto uno di undici ore, a marzo, per andare alle Mauritius. Mi è piaciuto molto. Ero vicino al finestrino, quindi vedevo tutto. Davanti a me c’era uno schermo a cui erano collegate due telecamere, una posta sotto l’aereo e una posta sul davanti. Quindi possiamo dire che, in un modo o nell’altro, ho trascorso tutte le ore a guardare fuori.
Quali sono tre verità sul mondo dell’aviazione che le persone normalmente ignorano?
Le turbolenze non fanno cadere gli aerei. Non solo perché gli aerei di linea vengono stressati e sottoposti a forze molto maggiori, ma anche perché i piloti sono addestrati a gestirle. Le fasi più delicate sono atterraggio e decollo, non la crociera. Poi direi il motivo per cui bisogna spegnere i dispositivi elettronici o metterli in modalità aereo: non perché facciano cascare l’aereo, ma perché possono disturbare le comunicazioni tra il pilota e la torre. E una comunicazione corretta fra loro è fondamentale.
Ilaria ha paura di volare?
Paura no. Però ammetto che mi viene quell’ansietta che penso venga a tutti. Conoscere l’argomento non cancella quella sensazione, perché so le cose positive e anche quelle che possono andare male. Normalmente prendo il posto finestrino, vista ala, così controllo quello che succede. Poi comunque mi piace osservare cosa fa il pilota in tutte le fasi del volo, ad esempio l’apertura delle superfici di controllo per aumentare sia la portanza che la resistenza.
Davvero complimenti, Ilaria. Buon proseguimento per i tuoi studi.Sappiamo che punterai in alto.
Si dice che il calabrone non possa volare, ma lui non lo sa e lo fa. È un falso mito persistente il volo impossibile del calabrone, che poi era un bombo. Da sempre in realtà
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