C’era ancora molta aria di novità, lo scorso settembre, quando un golden retriever e un labrador salirono su un Airbus di ITA Airways a Milano Linate e atterrarono novanta minuti dopo a Roma Fiumicino. Erano i primi cani di taglia grande ad attraversare lo spazio aereo italiano in cabina, senza stiva, senza gabbia. Un esperimento, allora. Adesso è un servizio.
ITA Airways ha annunciato che dalla stagione primavera-estate 2026 metterà ufficialmente in vendita il servizio “Large Pet Friendly” sui voli domestici, aprendo ai cani fino a 30kg di peso. Il limite è leggermente più generoso rispetto ai venticinque indicati nelle linee guida ENAC pubblicate a settembre — un aggiornamento che di fatto allarga ulteriormente la platea degli animali ammessi, includendo razze come il labrador adulto, il border collie, il setter irlandese.
Dalla sperimentazione al mercato
Il percorso che ha portato a questo annuncio è stato più rapido del previsto. Dopo il volo dimostrativo del 23 settembre, la compagnia ha lavorato alla messa a punto delle procedure operative e ha atteso che l’ENAC formalizzasse il quadro normativo. Ora entrambe le cose sono definite e si apre la fase commerciale.
Le regole di base restano quelle stabilite dalle linee guida dell’ente regolatore: niente trasportino per i cani di taglia grande, ma pettorina e cintura di sicurezza, tappetino assorbente, sistemazione accanto ai finestrini o alle paratie, posto centrale lasciato libero. La museruola rimane un requisito in alcune fasi del volo. Il cane deve avere almeno sei mesi, microchip, passaporto europeo per animali domestici e documentazione veterinaria in regola.
Non tutti i voli ITA diventeranno pet friendly, il servizio sarà disponibile solo sui collegamenti contrassegnati con questa denominazione. Sugli altri, le vecchie regole restano in vigore. Le tariffe dedicate e i dettagli operativi completi saranno comunicati dalla compagnia nelle prossime settimane.
“Parte della famiglia”
Joerg Eberhart, amministratore delegato di ITA Airways, ha sintetizzato la filosofia della scelta con una frase che suona più come una dichiarazione di marketing che come un comunicato tecnico: gli animali domestici, ha detto, sono parte della famiglia e ogni viaggio dovrebbe poter iniziare e concludersi insieme, senza separazioni.
Dietro la retorica, però, c’è una lettura concreta del mercato. In Italia ci sono oltre quindici milioni di cani. Una quota significativa di proprietari rinuncia a volare — o sceglie destinazioni raggiungibili in auto — proprio per non affrontare la separazione in stiva, che rimane una procedura stressante e non priva di rischi per gli animali. Intercettare quella domanda repressa, soprattutto nei mesi di picco estivo, è una scelta commerciale prima ancora che sentimentale.
Un mercato ancora da costruire
Nel contesto europeo, la posizione di ITA resta pionieristica. La grande maggioranza delle compagnie continentali mantiene i vecchi limiti di peso o non ammette affatto animali a bordo. Ryanair, come noto, esclude qualsiasi animale domestico su tutti i suoi voli. Air France, Vueling e Lufthansa consentono ancora solo cani di piccola taglia, con il vecchio tetto degli otto-dieci chilogrammi.
Il modello a cui guarda ITA è probabilmente quello americano, dove alcune compagnie hanno trasformato la politica sugli animali in un elemento di fidelizzazione, costruendo attorno a essa servizi dedicati e una comunicazione specifica.
Cosa cambia per chi lavora in aeroporto
Per il personale aeroportuale e di cabina, questo passaggio dalla sperimentazione al servizio strutturato non è privo di implicazioni. Gestire l’imbarco di un labrador di 30kg richiede procedure diverse rispetto a un cane da 3kg in trasportino: verifica della documentazione, controllo dell’imbracatura, comunicazione con il passeggero, gestione degli spazi in cabina. Sono competenze che si acquisiscono, non si improvvisano.
Ogni cambiamento normativo nel trasporto aereo, anche quello apparentemente più simpatico, porta con sé un aggiornamento delle procedure e, di conseguenza, delle professionalità coinvolte. Chi lavora in questo settore lo sa: restare aggiornati non è un’opzione, è il mestiere.





