Trasferirsi per lavoro: il 60% dei giovani disoccupati resterebbe a casa

La maggior parte delle persone che hanno passato i 30 anni, almeno una volta nella vita, hanno pensato di trasferirsi per lavoro, all’interno del proprio Paese o all’estero. In pochi, invece, quelli che realmente hanno fatto i bagagli al fine di sfruttare maggiori opportunità occupazionali. Secondo uno studio condotto e pubblicato da Eurostat, l’agenzia statistica europea, in Italia il 40% dei giovani tra i 20 e i 34 anni, nonostante il periodo di crisi e alcuni di questi senza un impiego come paracadute, hanno pensato di emigrare in cerca di fortuna. Mentre, il restante 60% preferirebbe restare nella propria città.

Un fenomeno che dà la percezione di come l’avventurarsi in luoghi più o meno lontani spaventi maggiormente i giovani, a differenza di ciò che accadeva oltre trent’anni fa, quando la disoccupazione, da molti, non era neanche presa in considerazione. Bastava un lavoro di qualsiasi tipo, specie per coloro i quali partivano nonostante la mancanza di titoli di studio. Oggi la situazione è diversa, soprattutto per chi in Italia vive nelle zone del Sud. In alcuni casi tra i vari motivi che bloccano i ragazzi c’è sicuramente il tenore di vita. Ad esempio, se si pensa che con uno stipendio medio (di circa 1200 euro a mese), nelle regioni del Sud è più facile riuscire a districarsi tra spese e vivere quotidiano, magari con quello stesso importo in città come Milano o Torino sarebbe impossibile, alla luce dei prezzi degli affitti, una vera stangata per ogni forestiero. Ma tra le componenti che lasciano radici inestricabili nel territorio c’è anche la voglia di restare vicino alla famiglia, agli amici, e l’idea di “sconvolgere” la propria vita porta spesso a fare dietrofront sull’idea iniziale di trasferirsi per lavoro.

Italiani poco propensi a trasferirsi per lavoro.

La statistica pone l’Italia all’ultimo posto del report. Parlano i numeri. Di quel 40% di ragazzi più “intraprendenti”, i 20% si trasferirebbe ma restando in Italia, il 7% resterebbe comunque in Europa mentre il 13% sarebbe disposto a trasferirsi fuori dall’Unione Europea. In qualsiasi caso il report ritrae l’Italia come la nazione con la mobilità più bassa dell’Ue tra gli occupati: infatti il 98% delle persone tra i 20 e i 34 anni che già lavorano, non si è trasferito per il lavoro che ricopre attualmente. L’1% ha deciso di spostarsi in una città italiana mentre solo la ridottissima restante percentuale è volata all’estero.

Secondo quanto comunicato da Eurostat, i giovani disoccupati italiani con un livello di educazione scolastica maggiore sarebbero più propensi a trasferirsi per lavoro. Di questi, un 23% sarebbe disposto a traslocare all’interno del suo Paese mentre il restante 16% non avrebbe problemi ad andare in un altro Stato dell’Unione Europea. Per quanto concerne l’attuale situazione fuori dall’Italia, si sappia che i Paesi europei con le più alte percentuali di giovani disoccupati disposti a trasferirsi per lavoro all’interno dello stesso paese sono Romania e Germania (entrambi 37%), a cui seguono Repubblica Ceca e Irlanda (entrambi il 35%). Quelli che, invece, sarebbero disponibili a trasferirsi in un altro Paese dell’Ue sono Estonia e Croazia (entrambi il 26%), seguiti dalla e Slovenia (25%). Infine, tra quelli che andrebbero anche oltreoceano o comunque al di fuori dell’Europa, ci sono gli svedesi, al 34%, seguiti da spagnoli, finlandesi (28%) e dai francesi (27%).

Alla fine, ciò che emerge è la netta spaccatura di pensiero tra i giovani italiani, un generazione che sembrerebbe avere forti dubbi sul proprio futuro lavorativo. Quel timore di fare il passo più lungo della gamba sembra prevalere. Ciò che preoccupa è che se questa statistica fosse rivolta a gente con un’occupazione, nulla queastio; al contrario, fa specie che coloro i quali “non hanno da perdere niente” preferiscano una condizione economica meno agiata, purché si resti nella propria città.

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