Pet therapy: cos’è e come funziona

Per chi vuole intraprendere una professione nel mondo delle cure veterinarie può essere interessante specializzarsi nella Pet therapy, un tipo di metodologia assistenziale che nel nostro Paese sta prendendo sempre più piede.

Nel 1961 usciva nelle librerie USA un libro intitolato “The dog as co-therapist” in cui l’autore, il neuropsichiatra infantile Boris Levinson, per la prima volta introduceva il concetto di pet-therapy riferendo degli ottimi risultati ottenuti in alcune terapie sperimentali con pazienti autistici, in cui alla tradizionale psicoterapia erano state associate varie forme di interazione con gli animali.

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Levinson enunciò in un successivo libro del 1969 le basi teoriche di queste osservazioni empiriche, postulando che l’animale svolgesse una funzione di mediazione tra il professionista e il paziente, migliorando la partecipazione attiva al processo terapeutico. In altre parole l’animale fornisce al bambino un’occasione per proiettare all’esterno il proprio mondo interiore dando al terapeuta opportunità di interazione preziose, soprattutto nella cura dei pazienti autistici. Levinson constatò inoltre che prendersi cura di un animale in generale calma gli stati ansiosi, compensa le lacune affettive, aiuta a gestire lo stress e fornisce un valido aiuto nella cura della depressione.

Oggi la Pet therapy è una tecnica che gode di ampi riconoscimenti scientifici e che trova applicazione in molti ambiti psico-socio-assistenziali come ad esempio nelle case di riposo, nei reparti di assistenza psichiatrica, nelle comunità di recupero delle tossicodipendenze.

Gli animali che possono essere impiegati sono molti: cani, gatti, conigli, uccelli, cavalli, delfini. La scelta dell’animale più adatto a un certo tipo di paziente e a un certo tipo di terapia si basa su valutazioni specifiche del personale medico specialistico, che considera esigenze psicologiche, fisiche e relazionali del paziente, i comportamenti e le necessità dei vari animali e l’ambiente più adatto in cui avviare questa relazione.

La figura professionale che opera questa valutazione deve avere competenze e cognizioni del comportamento animale, ovvero essere un etologo o un veterinario o un addestratore; qualcuno insomma che sia un esperto dei comportamenti abituali delle varie specie animali e i modelli d’interazione con gli esseri umani.

Alcuni libri per approfondire l’argomento:
– Giovanni Ballarini, Animali amici della salute: curarsi con la pet therapy, Milano, Xenia, 1995
– Giuliana Proietti e Walter La Gatta, La pet therapy, Milano, Xenia, 2005
– Elide Del Negro, Pet therapy: un metodo naturale: un programma di riabilitazione e rieducazione psicoaffettiva, Milano, F. Angeli, 1998
– Roberto Marchesini, Laura Corona, Attività e terapie assistite dagli animali: l’approccio zooantropologico alla pet-therapy, Bologna, Apeiron, 2007

Fonti: Wikipedia.org[/vc_column_text][/vc_column][/vc_row]