‘Una Mano’, un aiuto per i malati di tumore a tornare al lavoro

Nasce in Italia ‘Una Mano‘, il primo progetto per il ricollocamento lavorativo dei pazienti oncologici. I dati parlano chiaro e ai giorni nostri diverse realtà aziendali, pubbliche o private, purtroppo si trovano a fare i conti con dipendenti costretti ad allontanarsi per colpa della malattia del secolo. Secondo quanto appreso, ogni anno ci sarebbero oltre 360mila nuovi casi di tumore e, così come testimoniato da Linkiesta, più del cinquanta per cento di coloro che superano queste terribili malattie incontrano notevoli difficoltà a tornare a lavoro.

Quella del tumore è infatti un’esperienza che può segnare l’uomo, nel corpo e nella mente, tanto da poter scaturire anche in qualche forma di depressione. Grazia a Una Mano, progetto messo in pratica a Reggio Emilia, i problemi collaterali al tumore vengono risolti grazie all’aiuto di medici e volontari che, ad esempio, rendono più semplice il ricollocamento dietro una scrivania e davanti al proprio monitor da lavoro. Promossa dall’azienda Usl Irccs della provincia emiliana e sostenuta dalla Fondazione Manodori all’interno del bando Wecom (welfare di comunità), Una Mano si occupa di assistenza extrasanitaria a 360 gradi, così come precisato da Claudio Tedeschi, direttore di Medicina Fisica e Riabilitativa del Santa Maria Nuova, quando parla di “fragilità inespresse e problemi collaterali a un tumore”.

Una mano, percorso per paziente e datore di lavoro.

Gli studi condotti hanno permesso di appurare le notevoli difficoltà degli ex malati di tumore a reinserirsi nel luogo di lavoro. Il progetto coinvolge anche associazioni locali ma la novità è che presso l’Arcispedale Santa Maria Nuova di Reggio Emilia è stato inserito uno sportello dedicato proprio ai pazienti oncologici, in modo tale che possano ricevere ogni genere di aiuto e supporto anche per quanto concerne eventuali pratiche burocratiche, come quelle relative a pensione o assicurazione. Ed è ovviamente un’occasione per partecipare a una formazione specifica volta alla ricollocazione nel luogo di lavoro. Tra le figure presenti anche un “terapista occupazionale”, ossia un soggetto il cui ruolo è quello di aiutare nel recupero delle competenze che prima della malattia il lavoratore metteva in pratica nella vita quotidiana, attraverso un “approccio motivazionale”.

Quella di Reggio Emilia è la prima struttura ad aver adottato il sistema di Una Mano. Essendo un’esperienza definita extrasanitaria, ad essere coinvolto non è solo il paziente ma anche l’azienda o il datore di lavoro che per un periodo di tempo ha dovuto rinunciare alle competenze del proprio dipendente.

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